Da visitare a Senigallia

Senigallia è divisa in due parti dal fiume Misa che, scendendo dall’entroterra, sfocia nell’Adriatico come porto canale della città. Il litorale sabbioso e vellutato lungo quattordici chilometri ne risulta così diviso nel lungomare nord (lungomare Mameli) o spiaggia di Ponente e lungomare sud (lungomare Alighieri) o spiaggia di Levante, collegati da un ponte pedonale mobile; a differenza del lungomare sud, la spiaggia di ponente è protetta da scogli. Alle spalle del porto canale c’è il centro storico, ricco di inestimabili tesori artistici ed architettonici che fanno di Senigallia una delle città di maggior prestigio delle Marche.

Rocca Roveresca

Il primo nucleo fortificato fu un torre edificata in epoca romana, intorno al 290 a.C., con lo scopo di proteggere la città da eventuali pericoli provenienti dal mare. La torre infatti sorgeva in un punto molto protetto, fra il fiume Misa ed il torrente Penna (interrato dopo il terremoto del 1930), posto fra il mare e l’insediamento urbano. In epoca medioevale questa prima torre fu inglobata in una seconda torre realizzata in pietra calcarea. Nel 1350 vennero cominciati i lavori di costruzione di una rocchetta, come parte del progetto di consolidamento del potere sul territorio dello Stato della Chiesa. La rocchetta venne ampliata e rinforzata in epoca malatestiana. Sotto i Della Rovere nel 1478 l’architetto Luciano Laurana costruì il ponte levatoio per collegare la rocca alla piazza antistante, ampliò la struttura con alloggi per i soldati ed un appartamento per il signore e realizzò gallerie sotterranee per unire la rocca al palazzo ducale. Seguirono i lavori di Baccio Ponticelli, che unirono alla struttura esistente i quattro torrioni che circondano il corpo centrale. Venuto meno l’uso militare e residenziale la rocca fu utilizzata principalmente come carcere, fino all’unità d’Italia, quando venne acquisita dal demanio ed adibita a casa di pena. Affittata alle suore del Protettorato di San Giuseppe per l’assistenza all’infanzia abbandonata, passò successivamente alla Soprintendenza e si prestò a molteplici usi: magazzino militare, ricovero antiaereo, sede del fascio, caserma per giovani fascisti e biblioteca comunale. Oggi è un monumento liberamente visitabile e sede di mostre d’arte e manifestazioni culturali.

Vista laterale dall'altro della Rocca Roveresca di Senigallia.
Palazzo del Duca e piazza del Duca con la fontana dei Leoni a Senigallia.

Palazzo del Duca

È famoso per essere stato la sede, nella notte del 31 gennaio del 1502, dello strangolamento dei traditori di Cesare Borgia; episodio così eclatante per l’epoca che fu perfino citato da Macchiavelli nel suo libro “Il Principe”. Fu eretto a metà del XVI secolo per volere di di Guidobaldo II Della Rovere e successivamente ampliato dal figlio Francesco Maria II Della Rovere, era la dimora di rappresentanza della corte. Di notevole interesse è la sala del trono con il soffitto ligneo a cassettoni decorato con dipinti attribuiti al pittore di Urbino Taddeo Zuccari. Il palazzo si affaccia sulla piazza del Duca, il cui nome si riferisce invece a Giovanni Della Rovere, nonno di Guidobaldo II. Questa piazza era luogo di parate ed esercitazioni militari, come dimostra la posizione decentrata della fontana. La fontana detta delle Anatre o dei Leoni, per via delle statue, fu eretta nel 1599 per volontà di Francesco Maria II Della Rovere, a celebrazione sia del prosciugamento della paludosa zona delle saline a sud della città, che della costruzione dell’acquedotto.

Palazzetto Baviera

Costruito restaurando una preesistente casa del Trecento per volontà di Giovanni Giacomo Baviera, zio materno e luogotenente del duca Giovanni Della Rovere, che qui abitò dal 1474. Si suppone che il progetto di questo edificio sia di Baccio Ponticelli. Da segnalare gli stucchi presenti nelle cinque sale dal piano superiore, realizzati nel 1590 dallo scultore stuccatore urbinate Federico Brandani. Vi sono rappresentate le fatiche di Ercole, episodi della guerra di Troia, scene della Genesi e della storia di Roma.

Portici Ercolani

Sono portici con centoventisei monumentali arcate bianche in pietra d’Istria che sorgono sulla riva destra del fiume Misa. Voluti a metà del Settecento da papa Benedetto XIV, per ospitare l’annuale fiera franca della Maddalena in continua espansione. Portano il nome del loro progettista, il monsignor Giuseppe Ercolani. Furono sede delle rappresentanze e dei magazzini dei mercanti stranieri che commerciavano con lo Stato Pontificio. Il quartiere conserva ancora nei toponimi il ricordo dei luoghi di origine di questi ercanti: Samo, Smirne, Corfù, Cefalonia, Corinto. Il progetto iniziale, mai completato, prevedeva il raddoppio dei portici sulla riva sinistra del fiume, a breve distanza dalla porta Lambertina, inserita nel perimetro delle mura erette da Guidubaldo II Della Rovere nel 1546.

I portici Ercolani di Senigallia visti dalla riva destra del fiume Misa.
Il foro annonario di Senigallia illuminato.

Foro Annonario

Opera progettata in stile neoclassico nel 1834 dall’architetto senigalliese Pietro Ghinelli, noto progettista di teatri. Terminato tre anni dopo, presenta una pianta circolare bordata da ventiquattro colonne doriche, che formano un portico sorreggendo la struttura soprastante in laterizi. Oggi conserva in parte il fine d’uso originario, quello di mercato alimentare della città; vi hanno sede infatti il mercato con vendita del pesce, frutta e verdura, gelaterie, locali, rivendite di carne e gastronomie. Dopo la ristrutturazione i locali del sottotetto ospitano la biblioteca e l’archivio comunale.

Chiesa della Croce

Edificata fra il 1605 ed il 1608 da Girolamo Marini da Barchi, probabilmente su disegni dell’architetto Muzio Oddi, per volontà della confraternita del Sacramento e della Croce attiva nell’assistere i bisognosi. L’esterno in sobrio stile tardo rinascimentale a decorazioni geometriche, contrasta con lo sfarzoso interno barocco. Si contano sei altari laterali a cornice della pala dipinta nel 1592 da Federico Barocci. Ai lati della pala si trovano quattro opere del pittore senigalliese Giovanni Anastasi: la natività, l’adorazione dei Magi, l’angelo Nunziante e la Vergine annunziata. Degni di nota il soffitto a cassettoni lignei dorati e l’organo costruito nel tardo Settecento da Gaetano Antonio Callido.

Teatro La Fenice

Il teatro comunale ideato dall’architetto Ghinelli, cominciò le sue attività nel 1830. Contava sessantatrè palchetti, loggione, un grande palcoscenico, camerini, atrio per caffè e trattoria. La notte del 9 agosto 1838 bruciò, probabilmente per via di qualche tizzone rimasto dalla rappresentazione serale. Fu ricostruito in meno di un anno e sul suo palcoscenico si alternarono opere alla moda, grandi maestri, virtuosi e primedonne, tanto che la stagione teatrale era una delle più rinomate del centro Italia. L’attività terminò nel 1930 quando il terremoto danneggiò irrimediabilmente la struttura. Nel 1996 venne inaugurato il nuovo teatro, sul medesimo luogo del vecchio. Caratteristica è che ogni facciata della costruzione rimanda all’architettura cittadina a cui guarda. Durante i lavori di fondazione del teatro è stata trovata l’intersezione tra il castro e il decumano, area che oggi è visibile al pubblico e conserva anche una grande domus signorile.

Rotonda a mare

Caratteristica struttura bianca a base rotonda costruita in mezzo al mare e collegata al litorale con un lungo pontile. Il progetto iniziale risale alla seconda metà del XIX secolo in piena nella Belle Epoque, quando l’architetto Vincenzo Ghinelli pensò una struttura su palafitte per attività idroterapiche e ricreative. Nel 1910 la piattaforma, che sorgeva più a nord della posizione attuale, fu ampliata, trasformata in un hotel e poi ristrutturata nuovamente nel 1923 con materiali più resistenti del legno. Nel 1932 venne presa la decisione di spostarla nella posizione attuale e darle l’attuale forma, definita a conchiglia, sulla base del progetto dell’ingegner Enrico Cardelli. L’inaugurazione avvenne il 18 luglio 1933 ed in breve tempo la Rotonda divenne famosa per le serate musicali, tanto che nel 1935 l’allora principe Umberto passò per Senigallia apposta per visitarla. Durante la seconda guerra mondiale servì da magazzino militare, ma riacquistò ed ampliò la sua fama di centro della mondanità negli anni Cinquanta e Sessanta, richiamando turisti ed artisti di primo piano del panorama della musica leggera nazionale. Con il tempo il successo scemò lentamente, fino agli anni Ottanta quando venne dichiarata inagibile e chiusa al pubblico. Tale rimase fino ai lavori di ristrutturazione terminati nel 2006. Oggi è uno dei simboli turistici di Senigallia, sede di esposizioni, manifestazioni culturali, mostre e convegni. Da alcuni anni è possibile celebrarvi matrimoni in rito civile.

Rotonda a mare di Senigallia fotografata dall'alto lato mare.